
Oggi sono andato a fare la spesa al Conad (qualche anno fa, quando c’era “Cuore”, un incipit così sarebbe finito sùbito nella rubrica “Chi se ne frega”). Ad attendermi al varco del girello-passaggio carrello c’erano ben tre quarterback della “Colletta alimentare“, pronti a placcarmi con la domanda retoricamente impostata:
“Oh, Lei non prende il sacchetto della Colletta?” (sottotesto: non sarai così stronzo da non offrire neanche una scatoletta di tonno)
All’uscita, deposito carrelli, ce n’erano altri tre in posizione di placcaggio:
“Oh, vuole contribuire alla Colletta alimentare?” (sottotesto: allora, ’sta scatoletta di tonno?)
Io: “No, mi dispiace”.
Sottotesto:
1) Sì, un po’ stronzo lo sono.
2) Allorché non lo sono, seguo la massima di quello là a proposito dei sepolcri imbiancati.
3) Non ho ben capìto perché dovete raccogliere merci e non potete direttamente dare dei soldi alla gente, come non ho mai capìto le madame della collina che magari sono avvocati stimati e si mettono per tre ore davanti alle chiese a vendere le torte fatte con le loro manine per i poveri della parrocchia, mentre potrebbero vantaggiosamente devolvere ai poveri medesimi i proventi di tre ore di attività professionale (o almeno pagarci le tasse). Vi pregherei di notare peraltro che con i soldi di una scatoletta di tonno al Conad potete comprare una balena liofilizzata all’ingrosso (vedi post scriptum).
4) Non ho capìto come si deve fare per accedere alla distribuzione della cuccagna, avendone bisogno. Il vostro manifestino non dice dove finiscono le cose che io dovrei darvi e non ho voglia di ingaggiare Tom Ponzi per saperlo.
5) Non ho capìto se il supermercato dove sto comprando rinuncia al guadagno sulla parte della spesa che io compro infilandola nel sacchetto giallo; in caso negativo, di fare beneficenza al CONAD sinceramente ho poca intenzione.
6) Non sopporto quelli che cercano di manipolarmi (a proposito, questo è un bel libro)
7) In particolare, non sopporto le manipolazioni sostenute mediaticamente, da Telethon a Trenta ore per il Tricheco.
8) Non sopporto né gli insegnanti che passano nelle classi interrompendo le lezioni a chiedere “allora, ci sono dei volontari per la tale iniziativa benefica?” né gli allievi che chiedono “quanti crediti dà ?”.
9) Mi avete rotto voi, Telethon suddetta, quelli che “scusa posso farti una domanda?”, quelli che “buongiorno, siamo del Gas, per risparmiare sulla bolletta”, quelli che “hai qualcosa contro gli ex-tossicodipendenti”, quelli che ti mandano la mail per aiutare il bambino leucemico morto quindici anni fa, quelli che mandano avanti l’appello, quelli dell’adozione a distanza con meno di un caffè al giorno, quelli che il caffè deve essere equo e solidale ma tanto io non lo bevo più perché i soldi li metto nell’adozione a distanza.
Basta. sto maturando la convinzione che se tutti torneremo a farci ufficialmente i cazzi nostri, e quando ci sarà però da non girare la testa dall’altra parte quando menano un autistico, quando uno sul tram grida aiuto, quando un amico ne ha bisogno, lo faremo, il mondo sarà migliore. Credo che questa esplosione di solidarietà mediatica serva solo a coprire un vuoto desolante e ipocrita che si insegna fin dalla scuola elementare; credo inoltre che determini una sorta di funzione catartica per cui aumenta e si gonfia a dismisura in modo direttamente proporzionale alla perdita di solidarietà vera, appagando in modo artificiale e illusorio la necessità che abbiamo di sentirci buoni in modo del tutto virtuale, come una sorta di paradiso artificiale del senso etico, un po’ come accade a quelli che passano più tempo su Second Life che nella vita reale. e che solo l’egoismo sia in grado di salvare l’umanità e ristabilire la decenza. Dalle cose che scrivo si vede forse che per me Gaber è stato come un padre, ma posso anche chiudere del collaudato Verga. Roba mia, roba mia, vientene mia con me.
P. S. Al Conad ho comprato due pacchetti di pannolini, uno yogurt, un litro di latte, mezzo chilo di pasta. 21 euro.
P. P. S. Alla fine non mi sono comprato il tonno; se qualcuno ha una scatoletta che gli cresce…
P. P. P. S. Dalla black list escludo: a) i marocchini davanti all’Università , che sono seri professionisti dotati di molta ironia, e lo spettacolo va pagato; b) qualche anziano barbone alla stazione, perché mi fanno pena dal giorno che ho visto buttare fuori a metà dicembre una vecchietta dalla sala d’aspetto della Stazione. Lì intervengo anche se non sollecitato, e non me ne frega niente se poi quando il barbone suddetto muore a volte gli trovano il materasso imbottito di verdoni. L’importante è che sono io che ho deciso di dargli i soldi e non qualche società per azioni della bontà e del senso di colpa.