Archivio di Settembre 2004

Questo l’ho fatto io

Giovedì 30 Settembre 2004

mascotte.jpeg

Uno dei miei grandi crucci è
di essere completamente negato per il disegno. Forse, seguendo un corso
o leggendo un libro come questo
potrei migliorare almeno un po’, ma, come dice Guicciardini, un asino
non può fare la corsa del cavallo. Il risultato è che io
oggi disegno più o meno come quando ero alle elementari. Per
cui, supponendo che l’unico posto di lavoro rimasto libero al mondo
fosse un posto da disegnatore, e qualcuno mi desse l’incarico di ideare
due mascotte per le Olimpiadi invernali, il risultato sarebbe quello
che vedete in alto: creatività zero, fantasia zero, tecnica zero
- è chiaro che non potrei mai chiedere soldi per una cosa del
genere. A ciascuno il suo mestiere: lasciamo ai veri creativi la
capacità di stupirci.

Lezioni di vita

Martedì 28 Settembre 2004

gattovolpe.jpeg

Sono sempre alla ricerca di lezioni di vita. Durante la pausa pranzo, in un bar,
mi siedo a un tavolino; alle mie spalle  ci sono due uomini e due
donne; sento una signora che parla a voce molto alta, dicendo cose
tipo: “ECCO, A ME NON PIACE NEPPURE LA PAROLA EXTRACOMUNITARI,
PERCHÉ  GIÀ MI SUONA  RAZZISTA: IN FONDO 
ANCHE GLI SVIZZERI SONO EXTRACOMUNITARI, MA MICA LI CHIAMIAMO
COSÌ; GLI EXTRACOMUNITARI SONO SEMPLICEMENTE IMMIGRATI, COME LO
ERAVAMO NOI CENTO ANNI FA…”; insomma, cose abbastanza giuste; al
massimo, uno può pensare, vabbé, buttata giù
così è un discorso un po’ da bar, ma qui davanti
c’è la sede di un’associazione famosa: sarà un’attivista
di quelle molto scaldate sulla politically
correctness, ma forse sono io che dovrei vergognarmi del mio
cinismo e prendere esempio da chi si vede che ha a cuore la sorte del
mondo. Sì, questa sarà la mia lezione di vita del giorno. Poi, la signora se ne va e sento uno degli uomini fare un altro
tipo di discorso alla donna rimasta, e capisco: altro che
associazione,  i tre stanno cercando di intortare una povera
ragazza immigrata non svizzera in un giro di marketing multilivello
basato sulla telefonia dati: dieci centesimi a cliente, ma se ne trovi
dieci ciascuno dei quali ne trova altri dieci ciascuno dei quali ne
trova altri dieci ciascuno dei quali ne trova altri dieci ciascuno dei
quali ne trova altri dieci ciascuno dei quali ne trova altri dieci
ciascuno dei quali ne trova
altri dieci ciascuno dei quali ne trova altri dieci ciascuno dei quali
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dei quali ne trova
altri dieci ciascuno dei quali ne trova altri dieci ciascuno dei quali
ne trova altri dieci ciascuno dei quali ne trova altri dieci ciascuno
dei quali ne trova
altri dieci ciascuno dei quali ne trova altri dieci ciascuno dei quali
ne trova altri dieci avrai colonizzato la Galassia. Ho capìto
una cosa: che nei prossimi mesi, dopo esserci liberati del multilivello
erboristico  / ecodomestico dovremo fare i conti con una nuova invasione degli ultracorpi
che userà come Cavallo di Troia i nuovi servizi telefonici; la
seconda l’avevo capìta da tempo, ma rinfrescarla non mi ha fatto
male, e cioè che le fiabe esisteranno sempre perché alla
gente piacciono, ma nel mondo reale incontrerai più facilmente
il Gatto e la Volpe che la Fata Turchina. Per oggi ho imparato abbastanza.

Spam!

Venerdì 24 Settembre 2004

spam.gif

Essendo poco bloggarolo, ignoravo che
esistesse una forma di spam che si inserisce nei commenti dei blog. E’
stato quasi con piacere che mi sono ritrovato nei commenti offerte di
Viagra, di Casino, ecc: è un po’ come incontrare di nuovo un
vecchio amico :)
Ora però, dovrò cercare di toglierlo; anche i vecchi
amici, se si rivelano troppo appiccicosi, vanno tenuti a distanza.

Il cane di Troia

Sabato 18 Settembre 2004

ettore.jpeg

Girovagavo per un po’ di forum di quelli sulla scelta dei
nomi da dare ai bambini. Anzi, stop. Parentesi: una norma ragionevole
di pedonomastica è quella di non scegliere un nome un po’ troppo
connotato: chiamare un figlio Nabucodonosor o Caino significa
garantirgli le attenuanti in caso di parricidio (nel secondo caso, per
giunta, nomen sarebbe quasi omen);  alcuni nomi, naturalmente
evocano storie: Ettore ci richiama la guerra di Troia; Nausicaa
ci  ricorda il canto VI dell’Odissea.
In genere, per questo motivo non sono molto comuni (oddio, Ettore
abbastanza; Nausicaa meno): tendenzialmente, vogliamo evitare che il
professore di liceo ci faccia le battute sopra, e quindi non diamo nomi
che siano eccessivamente nell’immaginario collettivo (a meno che, per
motivi di tradizione, questo immaginario non sia cristiano, per quanto
i Giuseppe e le Marie siano senz’altro in calo).
Il problema è fare i conti con l’immaginario collettivo reale, e non quello che ci
immaginiamo noi. Infatti, vagando, come si diceva poc’anzi per i
suddetti forum (e scusatemi,
ma non ritrovo tutti i link),
ho scoperto che la motivazione di chi non chiamerebbe il proprio figlio
Ettore non è legata alla sventurata sorte del figlio di Priamo,
ma al fatto che “mi ricorda troppo il cane della TIM”; e chi non vuole
chiamare la figlia Nausicaa, non teme certo che il prof. di ginnastica
la prenda in giro se essa non gioca bene a pallavolo - chi non l’ha
capita segua il link),
ma motiva dicendo che “mi sa di
discoteca
” - credo che si riferisca a questa; nel qual
caso, guardando la home-page,
viene meno anche la possibilità di Circe, Penelope e Calypso.
Mi immagino dunque che i docenti delle superiori abbiano in questo
periodo il loro bel daffare a spiegare l’Iliade. “Oggi parleremo di Ettore: “Il cane della TIM? Uah Uah”, così come
qualche anno fa, se accennavi a leggere “La nebbia agl’irti colli…”
partiva il coro “oh oh oh oh oh”,
e ancor oggi la si trova in rete come “testo di Fiorello“.
E così per un sacco di cose: il vostro pezzo preferito diventa
“la canzone dello spot di…
” (a me, ancora ancora, è andata bene: adoro l’Aria sulla quarta corda, e tutto
sommato “la sigla di Quark” è  onorevole. Mi fosse piaciuta
la Sonata “Quasi una fantasia” sarebbe
stato “ah, Vecchia Romagna”,
ma non so se questo spot passi ancora in televisione). E in effetti,
forse hanno ragione loro e c’è poco da scandalizzarsi: 1 mondo
ke skrive kosì e ke certo passa + tempo sui cell e sulla pub ke
su Omero ha bisogno di altri referenti metaforici. Stat rosa pristina nomine, nomina nuda
tenemus, Come diceva quello là, Occam, quello dello spot
della Universal, o della Gillette, non ricordo.

Fantagerarchie

Domenica 12 Settembre 2004

albero.gif

Idea per una gerarchia Usenet
autocreante.

Poniamo che si chiami self.
Fa tutto un bot, e si basa sulla classificazione Dewey.
All’inizio viene creato un unico gruppo. Gli utenti sono obbligati a
usare un tag numerico (o un’etichetta corrispondente) per i loro post,
scandito secondo centinaia:
[000] , [100], [200], [300] ecc. . I post senza tag vengono cancellati
in tempo reale.
A mano a mano che un argomento raggiunge una massa critica, per esempio
10 post al giorno, il bot crea automaticamente  un gruppo figlio
(per esempio, se ci sono 10 post al giorno con tag [400], crea
automaticamente il gruppo di linguistica.
Da quel momento, i post sul gruppo padre il cui tag inizi per 4 non
vengono più accettati; sul gruppo di linguistica, invece,
vengono cancellati in tempo reale tutti i tag che non iniziano con 4.
A questo punto, chi posta sul gruppo di linguistica dovrà usare
tag con risoluzione della decina. Se i [430] raggiungono i 10 al giorno
si crea automaticamente il gruppo di tedesco, e così via. Si
può arrivare a risoluzione infinita.

Sarebbe molto interessante vedere che conformazione prenderebbe una
gerarchia del genere.

Uno, nessuno, centomila

Giovedì 9 Settembre 2004

camaleonte.jpeg

Oggi, l’allenamento con l’Avellino
non è andato niente bene; ho preso una storta. Sempre
meglio, d’altra parte, che con il football americano; da quella volta
della pedata,
non sono più lo stesso: mi sa che mi darò definitivamente
al calciobalilla.
Mi consolo con la mia buona posizione nella classifica degli anotadores,
qualsiasi cosa ciò voglia dire e a qualunque sport si riferisca.
Meno male che almeno la politica (e ribadisco la mia
solidarietà al compagno Graziano Milla) mi dà qualche soddisfazione,
e quando ho un po’ di tempo, come Seneca, mi ritiro nell’otium letterario,
il che mi fa dimenticare tutto il tempo che passo a sminare
e i post su it.hobby.armi
Chissà che penserebbe
Paul Goodman di questa esistenza passata Tra una smartcard e l’altra. A
volte vorrei crearmi un’identità alternativa a uso della Rete, una cosa pi� tranquilla,
che so, il filologo classico; ma no, chi vuoi che se la beva.

Just married

Giovedì 9 Settembre 2004

laviniayaki.jpeg

Quando l’ho visto segnalato sui
newsgroup, ho riso di gusto:  una goliardata  bellissima,
perché non ho avuto l’idea io? poi, leggendo i giornali, ho
prima pensato a una bufala ben propagata, ma alla fine mi sono arreso
al fatto che era tutto vero: John Elkann e Lavinia Borromeo hanno fatto
la lista nozze alla Rinascente (pagina sùbito salvata a futura memoria).
Attimo di sconforto, poi ragionamento lucido:
1) Credo che in genere si tenda ad avere un’idea un po’ falsata di come
vivono i magnati: davvero se aveste tutto il denaro del mondo berreste
in bicchieri di diamante e mangereste solo aragosta? Davvero vi
muovereste solo in limousine? Davvero usereste come carta igienica le
banconote da cinquecento euro? Potete dire che sto rosicando, ma
insisto nel dirvi: io no (in un prossimo post esporrò la mia wish list totale - tutto quello che
vorrei che il denaro può comprare), e John e Lavinia ancor meno:
gli status symbol sono per
gli sfigati, se sei Agnelli puoi bere anche nei bicchieri di carta. E
ci sono cose che non sono intercambiabili: se devi frullare le uova ti
serve un frullatore: un quadro di De Chirico è bello, ma,
diciamolo, nel ménage
familiare non aiuta.
2) Una seconda ipotesi è che sia solo una manovra pubblicitaria
nei confronti del Gruppo Rinascente, in cui la FIAT ha le mani in pasta.
3) Una terza ipotesi è che John e/o Lavinia non frequentino
esclusivamente persone in grado di regalare loro un como’ del
Settecento, ma che abbiano anche amici “normali”: compagni di liceo, di
Università, amici di infanzia con non troppi cognomi. Posto che
questi volessero fare anch’essi un regalo, la lista nozze di Cartier
poteva essere un po’ sovradimensionata e umiliante
4) La quarta ipotesi è lo snobismo puro.

In tutto ciò, mi è stata segnalata un’aporia: ci si
può permettere di fare a un re un dono che non sia regale? Mi
spiego: avreste il coraggio di sostenere il seguente dialogo con una
commessa della Rinascente?

- Buongiorno
- ‘giorno <aria svaccata>
-Siamo qui per la lista nozze Elkann Borromeo
-Ah… sì <sull’attenti, aria ossequiosissima> , gliela
prendo sùbito

(five minutes later…)

-…Abbiamo deciso, prendiamo il copricuscino da 33, 05 €.

Escludendo che Yaki Elkann e Lavinia Borromeo intervengano in questo
blog, e considerando almeno altrettanto improbabile che il sottoscritto
possa mai avere l’occasione di domandare loro quale delle ipotesi
è quella giusta, il mistero è destinato a rimanere tale;
comunque, bisogna dirlo, ’sti due mi stanno simpatici. Viva gli sposi.

PaiX su Punto Informatico

Giovedì 9 Settembre 2004

Credo che la situazione mi sia sfuggita di mano
:)

(Giuro che non ho mandato nessun
“comunicato”)

Ossezia -2

Martedì 7 Settembre 2004
C’è una cosa impopolare che un
po’ mi vergogno di dire. Quando ricevo (di solito in decine di copie)
messaggi come questo,
via SMS, mail o pubblicati sui gruppi, ho la sgradevole sensazione che
chi (mi) ha scritto in realtà non sia così accorato come
sembra, ma desideri semplicemente informare il mondo, me, o se stesso,
che è buono, e che pensi che non esista bontà, né
cattiveria, né in definitiva realtà se essa non
può esprimersi in una grande coreografia potenzialmente
telegenica. Credo che questa perplessità  mi derivi dall’imprinting ricevuto, ai tempi delle
medie, da una vecchia canzone
di Gaber.

Ossezia - 1

Martedì 7 Settembre 2004

morte.jpeg
Ricordo una vecchia vignetta di Ellekappa, una che ha il dono di cogliere il senso delle cose, pubblicata su Cuore; anche lì una strage, anche lì una terra mai sentita che in séguito sarebbe diventata tristemente famosa.
C’era la Morte, nerovestita e con la falce in mano, che strabuzzava le orbite vuote compulsando una carta geografica. Il fumetto diceva: “ma dove cazzo sta questa Cecenia?”.