Credo che la maggior parte della persone sia stata attratta da bambino dai giochi di prestigio; una volta divenuta adulta, la maggior parte delle persone, forse la stessa maggior parte, tende a considerarli insopportabili; a qualcuno invece continuano a piacere, come al sottoscritto, e magari diventa prestigiatore lui stesso. Molto dipende dall’imprinting che si èricevuto da piccoli. Per esempio, i prestigiatori della mia generazione hanno per lo più iniziato vedendo
Silvan (la sigla di Scala reale era un capolavoro assoluto di tecnica), e per lo più proprio con il
Manuale di Silvan o il
Manuale di Paperinik, altro idolo della mia infanzia. Quindi, possiamo nominare Silvan e Paperinik santi patroni dei neoprestigiatori degli anni Settanta. Frac, carte, colombe; qualche eretico seguiva la via tracciata dal genio assolutodel mentalismo,
Uri Geller, che distruggeva ogni “quarta parete” e suggeriva una possibile realtà del patto narrativo, e il cui testimone in Italia
veniva raccolto da personaggi come
Tony Binarelli (al quale l’inconscio collettivo italiano degli anni Settanta deve molto anche per fattori non strettamente prestigiatori:
era la
controfigura di Terence Hill in quelle fantastiche scene di carte) e
Alexander; poi, qualche anno di sommerso, e poi nuovamente i circoli magici hanno visto arrivare nuovi aspiranti che avevano iniziato con
Stupire, una enciclopedia a fascicoli molto ben fatta curata da un nome certo a voi meno noto rispetto agli altri che cito, ma notissimo fra gli addetti ai lavori e che corrisponde a una persona squisita, Carlo Faggi, in arte Fax, che ha una delle più belle routine di corda tagliata e ricostruita in circolazione. Ecco, Fax (nonché il suo collega Marvy, che non conosco) è responsabile di quella leva di prestigiatori italiani che ha iniziato a metà degli anni ‘80 orientandosi quasi da sùbito verso il close-up: niente palco, ma effetti con carte, monete, piccoli oggetti direttamente sotto il naso del pubblico e con la sua partecipazione.
Negli anni ‘90 niente, credo:
Copperfield c’era, ma era inarrivabile, se non altro per questioni di costi; la magia italiana si è destrutturata, ha saputo trovare nuove strade ed è diventata gli stunt di
Marco Berry, il crossover col cabaret di
Raul Cremona, il demenziale di
Forrest (tutta gente che per campare magari fa (anche) altro ma ancora adesso se mettete loro un mazzo di carte in mano gli luccicano gli occhi). Ma ci sono corsi e ricorsi. Mi si è dunque aperto il cuore quando, entrando in un negozio di giocattoli, ho visto una pila di scatole magiche, con dentro i soliti effetti che si trovano dentro le scatole
magiche da due secoli a questa parte, distribuite niente meno che da Giochi Preziosi, e quindi destinate a un mercato molto ampio. Poi ho visto
il testimonial sulla scatola, il mito che tutti i bambini desidereranno tentare di raggiungere, e sono stato improvvisamente contento di avere avere avuto il mio imprinting negli anni Settanta.