Meno male che c’è la Scienza
Venerdì 24 Febbraio 2006
Su Repubblica, un articolo interessante. Per migliorare le sue performance, il pattinatore francese Brian Joubert si è rivolto nientepopopopopopopopodimeno che ai fisici del CNR. Il problema era che, saltando in aria, riusciva a fare solo tre piroette, mentre avrebbe voluto riuscire a farne quattro. Questi l’hanno sezionato, inserito in un ciclotrone, chiuso in una scatola e poi discusso se era o no dentro la scatola (quando l’hanno aperta hanno visto che c’era), messo nella gabbia di Faraday, ricombinato il DNA, appeso a un pendolo e calcolato il lambda, buttato in un’astronave lasciando il gemello a terra e alla fine, risolto un complicatissimo sistema frattale di disequazioni non lineari in variante fogliettata hanno concluso:
“In termini matematici, si doveva far riferimento ad un’essenziale formula di meccanica secondo la quale, in sostanza, la velocità di un sistema poliarticolato (nel caso, il corpo umano), risulta dalla somma della velocità di ciascuno dei suoi segmenti. In altre parole, il pattinatore salterà tanto più velocemente e più in alto quanto più le braccia e la gamba libera spingeranno forte e lungo l’asse giusto. L’equazione era nota. La difficoltà stava nella traduzione del triplo Axel in parametri meccanici. L’unità 6610 risolse il problema: il tempo di sospensione in aria di Brian durante il salto era troppo breve. Doveva alzare la traiettoria del suo centro di gravità : fare cioè in modo che la velocità verticale del decollo fosse più importante“.
In sostanza, lui è andato lì e gli ha chiesto: “scusate, ma quando salto in aria, riesco a girare su me stesso solo tre volte e poi sono di nuovo per terra; come posso fare?”.
E gli esperti gli hanno risposto: “e tu salta più in alto, no?”
Meno male che c’è l’unità 6610.


