
Siccome sono del tutto insoddisfatto dell’attuale ideologia che sta sotto i DICO, e della loro eventuale realizzazione pratica, mi hanno chiesto come dovrebbero essere dei PACS per piacermi; devo dire che vorrei che non ci fossero, e che le cose fossero sistemate in modo che non ce ne fosse bisogno. Questo sarebbe possibile se le ragioni per cui si invocano i PACS fossero davvero le esigenze pratiche che una coppia di conviventi si trova a vivere, per cui le soluzioni sarebbero relativamente semplici; in realtà , invece, i PACS sono destinati davveroa rimanere un matrimonio di serie B, perché non sono fatti per chi non è interessato al matrimonio, ma per chi lo vorrebbe ma o non può accedervi o non ha il coraggio per quello di serie A, ma sotto sotto lo vorrebbe, o non gli piace la parola “matrimonio” ma basta che si chiami in un altro modo e allora sì, e dunque sono modellati su un target paramatrimoniale. Poiché non appartengo a nessuna delle categorie sopraddette, propongo qui un sistema integrato che, dal momento che PACS è un orribile francesismo e DICO, diciamolo, fa proprio schifo, con un acronimo dal sapore vagamente da protocollo Internet chiameremo qui RDCP (Regolamentazione Dei Cazzi Propri).
1. I figli
L’RDCP prevede di sistemare il Codice Civile in modo tale che tutto quanto si applica finora ai figli nati nel matrimonio si debba applicare ai figli tout court, senza distinzioni fra figli naturali e legittimi. A come realizzare la cosa in pratica pensino i legulei. Più o meno ci si sta arrivando, ma c’è ancora parecchia strada da fare.
2. L’assistenza in ospedale - decisioni funebri
L’RDCP rende operativo il testamento biologico, da usarsi non solo per sapere se in caso di necessità di pezzi di ricambio possono usufruire del tuo sovrappiù, ma anche per stabilire chi può disporre di te qualora tu non sia in condizioni di farlo o comunque chi è autorizzato a entrare nella tua sfera intima in circostanze delicate; non dovrebbe essere necessaria la convivenza, e senz’altro dovrebbe possibile escludere i parenti indesiderati, che si fanno vivi sotto eredità . Il default, in assenza di dichiarazione, dovrebbe essere che il diritto spetta in primo luogo alle persone conviventi, e in secondo ai parenti, con facoltà da parte dell’interessato di alterare a suo piacimento questa gerarchia.
3. EreditÃ
Il sistema di quote legittime dovrebbere includere anzitutto le persone conviventi, ovviamente non a servizio (en passant, ci sarebbe una bella corsa alla regolarizzazione delle badanti), e poi i parenti, ecc. Fatta salva una quota legittima riservata esclusivamente ai figli minorenni, dovrebbe esserci facoltà di diseredare chiunque nell’asse ereditario. Dovrebbe essere possibile alterara la linea ereditaria comunque si voglia e dunque di per sé non dovrebbe essere obbligatoria la convivenza, che andrebbe valutata in caso di default di indicazione.
4. Adozioni
Tutti dovrebbero poter presentare richiesta di adozione, e le domandedovrebbero essere valutate caso per caso nell’interesse del minore, da parte di una commissione competente e magari in qualche modo ricusabile come le giurie dei tribunali americani. Non voglio fare il granvedutista: secondo me in linea di massima la destinazione migliore è coppia etero, di alto reddito e istruzione, convivente stabilmente da almeno dieci anni; ma le variabili in gioco possono essere infinite, e se nel caso particolare si giudica che il candidato migliore sia single omo ‘gnurant e povero in canna va bene lo stesso. Porrei un veto agli stilisti, ecco, ma mi rendo conto che qui sto perdendo obiettività .
5. ReversibilitÃ
L’RDCP abolisce le pensioni di reversibilità , e basta. Non è possibile che io mi sposo a centoquindici anni con la badante tailandese diciottenne, essa mi fa, se posso esprimere un desiderio, morire d’infarto la prima notte di nozze (sennò, ahimè, di veleno la seconda) e a voi tocca pagarle la pensione per i successivi centocinquantanni, visto che nel frattempo la durata media della vita si sarà allungata ancora. Qui sorge un problema di Realpolitik, perché questo articolo dell’RDCP non otterrà mai il voto di Mastella, anche perché si coordina con un apposito decreto per la revisione delle pratiche per la pensione di invalidità in alcune zone dell’elettorato di riferimento del suddetto onorevole da parte di una Commissione appaltata alla sezione leghista di Gallarate de huta; poiché non desideriamo essere accusati di velleitarismo inconcludente, manteniamo dunque la reversibilità (atteso che è una pratica economicamente suicida che manderà con le pezze al culo i nostri figli, anzi, ci sta già mandando noi, con legioni di matusalemmi che pippano soldi all’erario senza aver lavorato un giorno in vita loro). Bene; allora basta un modulino sulla propria pratica INPS in cui si specifica a quali e quante persone (che in tal caso se la dividono) deve andare la mia pensione nel malaugurato evento che da lassù mi chiamino per un colloquio ravvicinato. Lo Stato interviene per tamponare le situazioni di indigenza.
Tutto ciò, ovviamente, senza obblighi di reciprocità : A può lasciare tutto a B e B nominare invece C, con il patto ovviamente che tutto ciò sia trasparente a tutte le persone coinvolte (direi: uno ha diritto a sapere se X lo ha in qualche modo coinvolto nella RDCP, e, in caso di eredità , ma non ha diritto di sapere chi altri ha coinvolto). Per motivi di avere un minimo di buffer nel sistema, direi che ogni volta che si prende una decisione non la si può cambiare senza dare il preavviso di un anno.
Basta, c’è tutto. A che serve ancora un matrimonio civile, o un PACS, in queste condizioni? Con poche regole si sistema tutto. Vuoi passare la casa al criceto tuo convivente? Voilà . Sei poligamo? No problem, reversibilizzi le tue quattro conviventi. Devi gestire la complicata rete di un cluster denobulano? La RDCP è già pronta per le nuove civiltà che incontreremo quando il sogno di Cochrane sarà realtà . Qualche giorno fa ho sentito un pastore protestante su Radio 24 chiedersi “occorrerà verificare che ci sia davvero un vincolo affettivo”: il velleitarismo dei DICO porta a questo. E come faranno? Boh. LA RDCP se ne frega se trombi o se stai qualcuno per motivi inconfessabili: regolamenta l’esistente, tutto è papale papale e si va d’amore e d’accordo. Vuoi a uno un bene dell’anima ma ti piace abitare nella tua mansarda a tre isolati di distanza? No problem, i Cazzi Propri non agiscono secondo lo ius loci, ma secondo le intenzioni. Qualche giorno fa una parlamentare (mi pare) di sinistra (mi pare anche) diceva belle parole sui gay che non devono essere discriminati e devono avere anche loro una bella famigliola, perché devono avere diritti e non devono essere trattati con categorie vecchie come quelli che dicono che non sono una cosa naturale. Bene, pensavo io, le hai cantate chiare. Poi Galli della Loggia l’ha massacrata semplicemente chiedendole: “Scusi, Lei approverebbe anche una coppia incestuosa di maggiorenni consenzienti?” E la signora ha balbettato: “no, perché mi è stato inculcato che non sta bene”. Un genio del principio di non contraddizione. Con la RDCP un Galli della Loggia qualunque non può mettere a sedere una qualunque parlamentare buttando lì la prima fregnaccia sul diritto naturale, perché la signora risponderà : “La Regolamentazione dei Cazzi Propri, che la mia parte politica si onora di sostenere, non entra nel merito del legame di parentela o dell’attività sessuale delle persone coinvolte, ma consente semplicemente di creare legà mi di solidarietà o economici fra persone, per cui è ovviamente applicabile anche fra consanguinei”.
Perché una cosa del genere non passerà mai? perché la gente vuole il matrimonio: i gay vogliono portare il velo, tutti vogliono la reversibilità (io compreso), tutti hanno bisogno di una religione e di officianti: chi preferisce sacrificare a Dio, chi a Cesare, ma il “non sacrificio” è in generale malvisto e nella migliore delle ipotesi visto come snob. E’ un po’ come il Papa che fra laicità e Islam sceglie l’Islam cui si appella nel combattere contro i “senza Dio”. Il potere vuole sapere: sei religioso? sei laico? Non importa, devi scegliere un rito, vedi tu quale, ma non sognarti di poter disporre di te stesso senza riconoscere un Dio in cui credere. Per questo la Chiesa non dice be’ sul matrimonio civile: è come se dicesse be’ sul matrimonio musulmano; quello che le fa paura è che il legame fra persone sia sottratto a un’autorità . La Chiesa, ma anche lo Stato, temono il web 2.0. E sono sicuro che sui DICO, con il loro ambaradan di alimenti, automatismi ecc., fanno solo melina.
In realtà , non è che io sia contrario al matrimonio; sono contrario solo all’esistenza del matrimonio civile, non a quello religioso, e non sono contrario al matrimonio civile perché sono religioso, ma perché penso che sostanzialmente il matrimonio abbia una valenza sacramentale che mi pare fuori luogo in un contesto non religioso. Anche nei matrimoni civili vedo abiti bianchi, testimoni, officianti, parenti, anelli. E’ solo tutto un po’ più veloce (una volta ho mancato al matrimonio di un mio amico perché sono arrivato cinque minuti in ritardo e quelli avevano iniziato dieci minuti in anticipo), mediamente più informale (perché il Comune ha l’esclusiva delle seconde nozze, ci sono più matrimoni attempati, e in generale più situazioni fuori standard), ma tutto sommato vedo due sposi davanti a un sacerdote che invece di avere un pallio ha una fascia tricolore e spera di acchiappare il tuo voto per le prossime elezioni. E anche la terminologia che vi ruota attorno è più o meno la medesima, per esempio quella dell’”impegno” (”per avere diritti occorre impegnarsi”): impegnarsi a che? A fare figli? Ce l’ho. Ad allevarli bene? Boh, più o meno va: non so quanti bambini di due anni hanno una distribuzione Linux tutta per loro e possono martellare a piacimento la batteria del papà , il pianoforte, vivere con migliaia di libri in casa, compreso il proprio orgoglioso scaffaletto e però, sì, senza televisione; per ora non mi sento in colpa. A far crescere il PIL? Spendo trecentocinquanta euri di treno al mese e compro una marea di cazzate, per cui posso considerarmi un discreto consumista. A pagare le tasse? Me le prendono alla fonte, quindi c’è poco da fare. In che cosa un matrimonio mi impegnerebbe di più? In realtà , il matrimonio non impegna un gran che: cioè, nessuno ti obbliga a convivere con chi sposi neppure per un giorno - e che diamine: il divorzio è un diritto, no?. In teoria, appena uscito dalla cerimonia puoi correre da un divorzista e farti passare gli alimenti; se al’uscita dalla cerimonia ti prende un colpo, il tuo partner pupperà soldi allo Stato per tutta la vita. Invece, se stai con uno vent’anni senza passare per un sacerdote con il pallio o con la fascia, non ti sei “preso l’impegno”, e se schiatti il tuo partner verrà defenestrato dal tuo cugino di quindicesimo grado residente sul pianeta Becoda. Quindi, o ci si impegna su un fronte temporale certo e con obiettivi certi (esempio: i sottoscritti si impegnano a stare insieme almeno dieci anni e fare o adottare almeno due figli) o se no anch’io mi impegno a scalare l’Everest su una gamba sola.
Ripeto: non sono contrario al matrimonio tradizionale, tant’è che la mia grande ambizione è quella di inserire la RDCP all’interno delle procedure di matrimonio concordatario. Chi ha desiderio di riti di passaggio e considera poco cool mettere una firma all’anagrafe può, lasciando libera la macchina comunale, rivolgersi alle aggregazioni che intendano proporsi come CDRDCA (Centri di Regolamentazione Dei Cazzi Altrui) - gruppi religiosi, partiti, associazioni culturali, piccole e medie industrie, che potranno provvedere esse stesse, un po’ come i CAF, alla compilazione assistita del modulo RDCP al termine delle cerimonie, tradizionali o innovative, che riterranno opportuno celebrare, e con facoltà di aggiungere clausole vessatorie in linea con la propria policy. Per esempio, la FIAT potrebbe donare ai propri CPR (cazzoproprioregolamentati) un’automobile facendo però magari inserire nel modulo RDCP l’impegno scritto a non acquistare in futuro auto non del gruppo; un partito di sinistra potrebbe inserire la clausola che la Regolamentazione si annulli, con risarcimento pecuniario, nel caso si venga a scoprire che uno dei CPR è tesserato con Forza Italia… OK, sto scherzando, ma diciamone una seria. Sembra tutto troppo light? Bene, facciamo che la Chiesa è autorizzata a celebrare RDCP concordatarie, come adesso, e può (anzi, fosse per me: è obbligata) a disporre il suo modulo - chi vuole sposarsi in chiesa e poi dare effetti civili alla cosa - aggiungendo le seguenti clausole:
1) I CPR gestiti dalla Chiesa avranno un bollino sulla tessera sanitaria per cui non potranno acquistare contraccettivi;
2) In caso restino incinti, non potranno accedere alle strutture statali per l’interruzione di gravidanza;
3) I CPR qui stabiliti non possono essere oggetto di revoca, se non per decisione della Sacra Rota, cui i CPR qui convenuti assegnano fin d’ora il ruolo di arbitrato.
Vediamo chi si sposa ancora in chiesa non appena si decide di applicare queste clausole?