Divulgazione scientifica
Giovedì 22 Marzo 2007
Tempo addietro (parecchio, ormai), collaboravo abbastanza costantemente con un’associazione “scettica”; poi, fermo restando che ho amici impegnati in quelle cose e quando hanno bisogno di una consulenza gliela offro volentieri, mi sono reso conto che quel giro, piuttosto “militante”, non era quello giusto per me; infatti, io sono assolutamente convinto che tutto il giro del paranormalume non sia che un pacco, ma da un lato riconosco un grande interesse culturale e antropologico a cose come l’astrologia, la magia, ecc., e uso la parola “cialtrone” con il contagocce, dall’altro (o forse dallo stesso) mi interessa in linea di principio capire, ma non giudicare, mi importa relativamente poco se ci sono dei gonzi che si fanno acchiappare e non farei mai battaglie contro cartomanti, astrologi, ufologi o cose del genere. Insomma, tralasciando il fatto che non mi piace sentirmi intruppato in nessun gruppo, che il mio interesse per queste cose si è enormemente intiepidito e diciamo che è più roba di quando avevo vent’anni, mi sento più come il ricercatore che filma il leone che magna la gazzella che come uno che volesse mettere in guardia la gazzella da leone pronto a sbranarla. Ricordo che in particolare mi avevano allontanato alcune dichiarazioni pubbliche che, anche se fatte a titolo personale, davano un’idea “antropologica” per me sufficiente a sancire la mia incompatibilità , in quanto affabulatore alcolico di indubitabile formazione umanistica: “Non bisogna raccontare favole ai bambini, altrimenti si favorisce in loro lo sviluppo dell’irrazionale”; “Non bevo mai, perché ciò indebolisce la mia razionalità ”; “Non è difficile capire questa cosa: basta anche solo aver fatto il liceo classico” (questa non la potevo proprio digerire, eh
). Se a ciò aggiungiamo il fatto che l’unica cosa a cui credo è l’entropia, e quella non la si può combattere, è chiaro che, per me, c’è posto per tutti.
Però mi piace che le cose stiano nel cassetto giusto. Cioè: se stiamo cazzeggiando, mettiamo tutto sotto la voce cazzeggio; se stiamo facendo cose serie, mettiamo sotto le cose serie. Cioè, voglio sapere se mi inviti in un posto dove posso venire in tuta o mi serve la cravatta nera. Quindi, fermo restando che i rapimenti da parte degli alieni possono essere un genere letterario divertentissimo, che il supplemento scientifico de “La Stampa” vi dedichi un’intera pagina come se fosse una cosa seria (qui il PDF) mi pare davvero una cosa poco professionale.