Archivio di Novembre 2007

Lunga vita al compagno Valditara

Domenica 18 Novembre 2007

quartostato.jpg

Il 13 novembre il governo è andato sotto; è stato ovviamente ampiamente pubblicizzato il fatto che sia andato sotto (il cade-non-cade è ormai per me e per molti un passatempo quotidiano come leggere l’oroscopo la mattina), ma non si è parlato molto del perché.

E’ andato sotto perché il Senatore Valditara (AN) ha presentato un emendamento che proponeva un fondo di 40 milioni di euri al Dottorato di ricerca. Il Dottorato di ricerca è attualmente il massimo titolo conseguibile in Italia; è a numero chiusissimo (massimo quattro o cinque posti) e quindi spesso, anche se si è bravini, ci vuole parecchio tempo e fattore Q(lo) per vincerlo; io lo vinsi dopo averne tentata almeno una trentina a botte di centocinquanta candidati a sessione per tre posti lordi (cioè al netto di eventuali raccomandazioni). Il risultato è che spesso i dottorandi italiani, soprattutto in discipline umanistiche, dove c’è più concorrenza, sono discretamente attempati (trent’anni è del tutto normale), e in qualche modo devono campare. Ricordo che ho fatto il dottorato nel periodo del caso “Marta Russo”; Ferrero e Scattone erano, come me (anche se in tutt’altro luogo e tutt’altro settore), dottorandi, e si ricorderà che le cronache li dipingevano come “giovani rampanti”. A me veniva da ridere: all’epoca, la borsa era di un milione di lire al mese. Non bastava nemmeno per rampare sul sofà. Poi è lentamente salita.

Fatto sta che il Dottorato prepara alla ricerca, ed è oggi l’unica via pratica per accedere a un concorso da ricercatore, passando spesso per la trafila intermedia dell’assegno di ricerca - fino a quattro anni di ulteriore precariato scientifico-. Quando l’ormai decrepito “giovane ricercatore” sarà diventato ricercatore di ruolo, l’assegno di ricerca gli varrà ZERO ai fini della ricostruzione della carriera; in cambio, egli potrà riscattare ai fini pensionistici (uah uah) gli anni di laurea e di dottorato pagando una somma simbolica di circa cinquantamila euri (una mia amica si è sentita proporre una decurtazione di 500 euri al mese per sette anni, su uno stipendio di 1400 euri/mese e dovendosi pagare le spese di residenza e di viaggio in una sede a cinquecento chilometri da casa sua).

Il risultato è che la ricerca universitaria è per gente molto tignosa (finché non molla tutto e manda tutti a stendere - e di questi casi ce ne sono molti) o molto ricca, che possa permettersi di farsi mantenere sain dai e fare ricerca per hobby.

Perciò, l’emendamento del senatore Valditara, volto a stanziare dei fondi per aiutare i giovani (si fa per dire) più “capaci e meritevoli” del nostro Paese, è anzitutto un atto profondamente costituzionale:

Art. 3, comma 2: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 34, comma 2: I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

In secondo luogo, essendo volto all’abbattimento delle differenze sociali e al raggiungimento dei più alti gradi di istruzione anche a chi non ne abbia i mezzi, è un atto profondamente di sinistra ed egualitario, sempre che per “egualitario” la sinistra attuale non intenda più questo, ma un sistema in cui quello con la terza elementare finisce a fare il megamanager sbattendo il dottore di ricerca al call center. E infatti, con Valditara (Alleanza Nazionale, ripeto) hanno votato Rossi e Turigliatto (e anche qualcuno dell’Unione, mica tanti) di cui immagino si possa dire tutto tranne che siano fasci.

Ovviamente, il lamento è che sì, l’idea sarebbe ottima, anzi, è nostra, anzi, siamo noi i primi a pensarlo, ma non ci sono soldi. Peccato che nella stessa seduta un ministro del governo in carica abbia votato contro la fissazione di un tetto allo stipendio dei manager pubblici. Poi, grazie a Dio e alla saggezza del Governo, il tetto è passato. Un manager pubblico non potrà guadagnare più di 274.000 euri all’anno, pari a quarantacinque anni della mia vecchia borsa di Dottorato.

P. S. Se la maggioranza attuale ritiene che sia ottima cosa valorizzare il dottorato, ma ci sono problemi di costi, può fare una cosa semplicissima: una bella legge in cui si sancisce che il dottorato di ricerca costituisce titolo di preferenza assoluta in tutti i concorsi pubblici. Certo, qualche megamanager “cugino di” con la terza elementare perderebbe qualche poltrona. Ma sono singoli casi isolati, no?